E, in effetti, la presenza di Odette aggiungeva per Swann a quella casa ciò di cui erano sprovviste tutte le altre ch’egli frequentava: una sorta di apparato sensitivo, di rete nervosa le cui ramificazioni giungevano in tutte le stanza trasmettendo impulsi continui al suo cuore.

Dalla parte di Swann, Marcel Proust

Ma la gioia che la sua ragione non aveva mai smesso di ritenere, per quella sera, irrealizzabile, gli appariva ora, proprio per questo, più reale; non avendovi contribuito con la previsione del verosimile, la sentiva infatti come esteriore; non aveva bisogno di trarla dalla propria mente perché questa ne beneficiasse, ma era essa stessa la fonte da cui emanava, era essa stessa a proiettarla verso di lui, quella verità tanto radiosa da dissipare come un incubo l’isolamento che aveva temuto, e sulla quale posava, alla quale affidava, senza pensieri, i suoi sogni felici. Così un viaggiatore giunto sotto un cielo sereno in riva al Mediterraneo, dubitando dell’esistenza di paesi appena abbandonati, si lascia abbagliare la vista, più che lanciarvi occhiate, dai raggi sprigionati verso di lui dall’azzurro luminoso e resistente delle acque.

Dalla parte di Swann, Marcel Proust

[..]la metafora “fare cattleya”, divenuta un semplice vocabolo che usavano senza pensarci quando volevano designare l’atto del possesso fisico, - nel quale, per altro, nessuno possiede alcunché - sopravvisse nel loro linguaggio [..]

Dalla parte di Swann, Marcel Proust

E la figlia? Come definire una ragazza che fa tutti quei giochi irritanti sul pavimento, e dovendo leggere un libro tutto sommato difficile (ancorché innegabilmente di moda) come I sonnambuli di Broch non se lo legge di giorno, in camera sua, in poltrona, seduta comoda, ma alle due di notte, durante un party, su un gradino? È un’anima che soffre o è una povera scema? E quando ha inciso la sua cretinata sul magnetofono, e la fa ascoltare a lui, e lui non solo la piglia sul serio, ma domanda addirittura di sentirla ancora, chi riuscirà a convincerci che quest’uomo non è uno stupido?

Alberto Arbasino al suo meglio racconta il personaggio di Monica Vitti, Valentina Gherardini, in La notte (dal capitolo dedicato a Michelangelo Antonioni di Ritratti italiani)

Meglio se tu non fossi mai esistita! se non fossi al mondo, e fossi la creazione di un artista ispirato! Io non mi allontanerei dalla tela, ti guarderei eternamente e ti bacerei. Vivrei e respirerei con te, come un sogno bellissimo, e allora sarei felice. Non andrei più in là con il desiderio. Ti invocherei come l’angelo custode prima del sonno e al momento del risveglio, e ti attenderei ogni volta che mi accadesse di raffigurare il divino o il sacro. (…) Dio, che vita la nostra! un eterno dissidio tra sogno e realtà!

Nikolaj V.Gogol’, La Prospettiva Nevskij (via heddagabler)

certe sere solo la voce calda di oliver sim (the xx) può calmarmi. quando mi pesa troppo il culetto per alzarmi e andare a leggere qualche poesia di ungaretti o ad affogare la malinconia nel ripieno alla nocciola dei grisbì.